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L. Manicardi - Su Papa Francesco e chi non lo ama

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(scritto da Daniele Rocchetti il 15 maggio 2014) Sono reduce da una vivace discussione con un prete delle nostre parti. L’oggetto del confronto serrato  è il valore del pontificato di Papa Francesco, nei riguardi del quale il mio interlocutore ha espresso perplessità di varia natura. «Troppo attento a voler piacere a  tutti» e «relativista» sono le due obiezioni maggiormente riprese. Una litania di critiche che – a dire del prete in questione – è ripresa, per lo più a sottovoce, da molti suoi confratelli, spiazzati dalla confusione generata dal Papa nel popolo cristiano che, soprattutto in campo morale, fatica a riconoscere ciò che è giusto da ciò che non lo è. A scanso di equivoci, direbbe un mio amico, è evidente che non tutti i preti la pensano cosi. Però è altrettanto evidente che alcuni di loro assistono con una certa preoccupazione ad un pontificato per certi versi sorprendente. Da una parte dunque il popolo cristiano, e anche una larga fetta di non credenti o diversamente credenti, guarda con attenzione e simpatia questo Papa venuto «dalla fine del mondo», dall’altra le resistenze all’interno della chiesa nei suoi riguardi cominciano a farsi sentire. In particolare, fanno discutere i gesti che papa Francesco continua compiere, gesti che vogliono richiamare «il potere dei segni, non i segni del potere», come amava dire don Tonino Bello.

 IL VANGELO, INNANZI TUTTO

Sono salito a Bose in una magnifica giornata di primavera per parlare di tutto questo con Luciano Manicardi, vice priore della comunità, biblista di valore e acuto osservatore della realtà ecclesiale.

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