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Bianchi 1 dicembre 2013 I Domenica di Avvento

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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

Inizia un nuovo anno liturgico, inizia dunque il tempo dell’Avvento, tempo della Venuta (Adventus) del Signore nostro Gesù Cristo. Noi professiamo la nostra fede dicendo: “Verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine”.

Ecco, il tempo dell’Avvento è soprattutto l’attesa di questo evento, attesa che sempre abita il cuore del cristiano ma che in queste settimane si fa più ardente, più orante. “Vieni, Signore Gesù, vieni presto!” (cf. Ap 22,17.20), è il grido della chiesa. E il vangelo della prima domenica di Avvento ci dona la promessa di questa venuta, di questo evento.

Gesù è a Gerusalemme e, interrogato dai discepoli circa la meravigliosa costruzione del tempio, ha già parlato della sua distruzione ma anche delle persecuzioni che si abbatteranno sui cristiani prima che egli venga nella gloria (cf. Mt 24,1-36). Ora parla proprio del compiersi della fine del mondo e dell’inizio del Regno di Dio. Tutto accadrà come ai tempi di Noè, quando gli uomini, come sempre nella storia, pensavano e agivano per mangiare e bere, lavorare e accoppiarsi. Gesù non denuncia un’immoralità da parte dell’umanità dei tempi di Noè, non dice che questi uomini e queste donne operassero il male: denuncia solo il fatto che non si interrogavano, non si preoccupavano di ciò che è essenziale, vivevano anestetizzati e quindi come addormentati dall’inseguimento del benessere e della felicità individuale. Ma su di loro si abbattè improvviso il diluvio… 

Così avverrà anche la venuta del Figlio dell’uomo: sarà un evento improvviso, inatteso dagli uomini, inconsapevoli che può avverarsi il decreto di Dio, decreto estrinseco al cosmo stesso, che mette fine a questo mondo. Questa venuta attraverserà le relazioni quotidiane e distinguerà gli esseri umani: alcuni saranno presi, dunque accederanno alla salvezza; altri saranno lasciati al loro cammino di perdizione. 

L’invito di Gesù ai discepoli è dunque: “Vegliate!”, perché nessuno sa l’ora della venuta del Signore, il giudice misericordioso. Soprattutto noi cristiani, avvertiti dalla promessa di Gesù, dovremmo vegliare, restare vigilanti, esercitarci alla consapevolezza che non possiamo rimandare la venuta del Signore e la fine del mondo a un tempo che non ci tocca. Anche perché per ciascuno di noi il Signore viene ogni giorno e verrà con la nostra morte per accoglierci nel suo Regno. 

Dunque nessun intontimento spirituale, nessun lasciarsi andare, nessuna tiepidezza. Siamo avvertiti, come un padrone di casa avvertito che nella notte può giungere il ladro. Occorre essere pronti e prepararsi perché, proprio quando siamo tentati di non pensare alla Venuta-Presenza del Signore (parousía: Mt 24,3.27.37.39), egli che è il Veniente (ho erchómenos: Mt 21,9 e par.) viene a noi; e noi, se siamo fedeli e credenti, dobbiamo accoglierlo con gioia. 

Enzo Bianchi
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