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CARTA EDUCATIVA (5) Paola Radif

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Paola Radif
CARTA EDUCATIVA



5. CONFESSARMI  PIU'  SPESSO


A prima vista potrebbe sembrare che nella Confessione sia l'uomo a cercare Dio. E invece è Dio che cerca l'uomo: lo ha aspettato, lo ha inseguito pur senza forzarlo, per farlo ritornare vicino a sè ogni volta che se ne è allontanato con il peccato. Purché l'uomo si lasci trovare, il punto di arrivo è il confessionale.
Se noi invece rifiutiamo questo momento di grazia, sempre a disposizione di chi sia pentito degli errori commessi, è la nostra volontà che ci tiene staccati da Dio.
Per questo il tema che stiamo esaminando è stato giustamente posto all'attenzione dei ragazzi, perchè facciano della Confessione frequente il loro punto di forza. Senza l'incontro con la misericordia del Padre il figlio non riuscirà a capire pienamente quanto sia grande quell'amore che lo avvolge da sempre e lo invita a imitarlo.
Nella Confessione, dove il pentimento e la misericordia si trovano faccia a faccia, è evidente una sproporzione, che è tipica del rapporto tra Dio e l'uomo: da una parte un piccolo atto di umiltà, dall'altra una misericordia illimitata che supera sempre la giustizia; da una parte una timida sorgente d'acqua che inizia a zampillare nell'animo del penitente, dall'altra un torrente in piena, che lo travolge in senso positivo e lo rinnova.

La Parola di Dio
"Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Gv 20, 22-23).

Per la riflessione
Il vangelo parla chiaro. La sera stessa di Pasqua Gesù conferisce ai suoi apostoli il potere di legare e di sciogliere, di assolvere o no dai peccati. Ha voluto servirsi di uomini come ministri dei suoi sacramenti, uomini che in prima persona avevano sperimentato il peccato, la tentazione, fino al tradimento, perchè fossero strumenti giusti ma misericordiosi del perdono di Cristo stesso.
Eppure, troppo spesso si sente dire che il rapporto dell'uomo con Dio deve esaurirsi all'interno della propria coscienza, senza bisogno di intermediari. Raccontare le nostre vicende personali, aprire il cuore al confessore, che è soltanto un uomo, e spesso uno sconosciuto...: questo può sembrare a qualcuno un'umiliazione inutile.
Finché non si inquadra il sacerdote nella sua giusta luce, nella sua funzione di ministro del perdono di Dio e non del proprio, ambasciatore del perdono di cui parla Paolo nella 2°  Lettera ai Corinzi: "Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo...lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor, 5, 20), la Confessione rischia di diventare un atto ripetitivo, che porta indubbiamente i suoi frutti sacramentali ma non dona la gioia del ritorno alla casa del Padre. 

                                                                                                 Paola Radif
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