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La parola della domenica 11 Marzo 2012 (Casati)


Es 20, 1-17
1 Cor 1,22-25
Gv 2, 13-25

"Si avvicinava la Pasqua": così l'inizio del nostro brano di vangelo. E all'avvicinarsi della pasqua questo gesto, quasi imprevedibile per la sua carica dirompente, il gesto ardente, infiammato di Gesù che caccia i mercanti dal tempio.
E non fu reazione d'istinto, un gesto non pensato: Giovanni, solo tra gli evangelisti, annota il particolare di Gesù che annoda le cordicelle per farne una sferza: "fatta allora una sferza di cordicelle...". Ed è una grazia anche per noi, per noi che ci avviciniamo alla pasqua, questo gesto di Gesù, non solo per il significato di purificazione di cui è segno, ma anche per le allusioni, cariche di suggestione, che Gesù stesso esplicita con le sue parole: prima il gesto, poi le parole che interpretano, che rivelano. Dico che è una grazia per noi perché non siamo così lontani da questi rischi dell'infiltrazione del mercato nello spazio del sacro, mercato che si sostituisce alla fede, alla vera fede. "Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". Uno cerca Dio, desidera sostare alla soglia del mistero, sfiora con emozione la tenda, la tenda della presenza ed ecco, sulla soglia, lo scempio del mistero, l'ingombro di altre dissacratorie presenze: i cambiavalute e il loro banco, animali, pecore, buoi, colombe e denaro.... E dov'è Dio? Gesù è mangiato dallo zelo, caccia tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi. E non si limita, non si contiene, non gli bastano le parole: "Gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi e ai venditori di colombe disse: Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". Si annida, dentro e fuori le chiese, ancor più dentro e fuori i santuari, questa deriva pericolosissima, quasi che Dio, la fede, la grazia fossero finiti anch'essi sul banco dei venditori. La casa del Padre! Che è lo splendore della gratuità, dove tu ci sei non per i soldi, ma perché sei amato, ridotta a uno scambio di cose. Il pericolo di scambiare cose e non i sentimenti del cuore non è così irreale: hai fatto questi gesti, hai detto queste parole, hai dato questa offerta, hai adempiuto il precetto, poco importa se tutto ciò era senz'anima, hai assolto il tuo debito con Dio, hai comprato Dio, la fede ridotta a mercato. Ma vi dicevo che questo gesto di Gesù nella vicinanza della Pasqua assume significazione ancora più grande, perché nel vangelo di Giovanni Gesù non si limita a cacciare i venditori, ma caccia pure gli animali, le vittime destinate al sacrificio pasquale, al culto. Ed è come se Gesù dicesse che è finito, che le vittime non servono più, che d'ora in avanti ci sarà una nuova vittima pasquale, l'agnello di Dio è lui, l'agnello che toglie il peccato del mondo. Anzi dice di più, dice che non è più decisivo il tempio, il tempio viene distrutto, decisivo è lui, il vero tempio è lui. "Né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre": diceva Gesù alla donna samaritana. E lui -ecco la rivelazione, da custodire nel cuore da noi che ci avviciniamo alla Pasqua- lui diventa "santuario di Dio", luogo della presenza e dell'accessibilità con la sua morte e risurrezione: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere... ma egli parlava del suo corpo". I giudei non capivano, cercavano miracoli. "Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza" -scrive Paolo- "noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e stoltezza di Dio". I nostri occhi, già da questa domenica, si consumano nell'attesa dello svelamento della Pasqua. Purificaci, o Signore, da ogni mercato del cuore e dello spirito, da ogni mercato della fede e della vita. Purificaci, o Signore, dall'inganno di cercarti nei miracoli e nei sogni di potenza. Tu hai scritto lo splendore della sapienza nella stoltezza della Croce, lo splendore della gloria e della potenza nella "debolezza" dell'amore. La tua Croce è la tenda della Presenza, il tuo amore il comandamento da custodire nella vita.
Fonte: sullasoglia

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