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Natale di crisi

Racconto per gli amici, Natale 2011
La strada è sgombra e la luce del tramonto crea un'atmosfera magica intorno al nastro d'asfalto che attraversa le colline; i campi che costeggiano la strada sono attraversati dai segni regolari dell'aratro; la terra sta riposando, gli ulivi si stagliano in controluce sul bordo dei campi. 
C'è poca gente in giro e nell'abitacolo si avverte appena il rumore del motore. Affronta le curve con delicatezza, cercando di attenuare l'inevitabile movimento dell'auto: non vuole svegliare la sua donna. La guarda dallo specchietto. 
Quanto è bella ora che l'ultimo raggio di sole le illumina il volto! Dorme. La testa appoggiata al finestrino, una piccola coperta a coprirla dal freddo. Sembra sorridere. Chissà cosa sta sognando? Anche lui sorride, per un attimo. 
Torna con lo sguardo alla strada, gli occhi bruciano. Da quante ore sta guidando? Troppe. Non è il momento di fermarsi. Vuole arrivare prima di cena: è stato un azzardo mettersi in strada in quelle condizioni. In un'ora e mezza dovrebbero farcela. 
Guarda l'indicatore sul cruscotto: metà della benzina se n'è andata. Nonostante abbia tenuto il piede leggero sarò costretto ad aggiungerne per poter rientrare. Non ci voleva.

Questa considerazione lo sprofonda nello sconforto. I soldi sono più che contati, non ci sono margini di errore. I pensieri, ora, si affollano. Il paesaggio, attorno a lui scompare, il corpo continua a guidare, la mente lo assorbe. 
Ci mancava la crisi! Proprio adesso! Non possiamo farcela, non più! Eravamo già tiratissimi, al pelo. Forse aveva ragione lei, quando diceva di aspettare a cambiare il capannone. Ma allora i mutui erano favorevoli e lʼattività andava più che bene! 
Speravo che il calo dello scorso anno fosse solo un momento, ma le cose vanno sempre peggio.
E adesso ci mancava la manovra… Se va avanti così non andrò mai in pensione e come faccio a mantenere la famiglia? 
La notte precedente si era svegliato di soprassalto. Si era seduto al tavolo della cucina senza fare rumore, aveva acceso il portatile e aperto il file della contabilità. Leggeva e rileggeva i dati, aveva fatto proiezioni sui guadagni, proposte di tagli alla loro già striminzita vita sociale: forse qualche serata in pizzeria in meno… e una settimana al mare invece di due… sperando che la macchina tenesse ancora per un anno, come il furgone della ditta… 
Poi aveva provato ad utilizzare uno di quei programmi forniti dai quotidiani on- line per il calcolo dell'ICI. Fra la casa e il capannone doveva trovare altri 764 euro. Altro che vacanze. Guardò la casella delle spese. Forse qualche risparmio sulla spesa settimanale… Cacciò via quel pensiero: non conducevano certo una vita lussuosa! Come avrebbero potuto risparmiare sul cibo? 
La sera, ormai, era scesa. I fari dell'auto illuminavano la strada. Ma non i suoi pensieri. 
Forse devo arrendermi allʼevidenza; affittare il laboratorio e andare allʼestero a trovare un lavoro. Qualche anno, solo per riuscire a superare il momento. Solo qualche anno, finché il bimbo non cresce… 
Non riusciva a capacitarsi di essere davanti ad una scelta del genere. Come il suo bisnonno, che era dovuto andare in America. Cose da pazzi. E il pensiero che suo figlio avrebbe dovuto vivere peggio di lui lo straziava. Suo padre aveva lavorato sodo tutta la vita per lasciargli la piccola attività e i macchinari, una casa modesta e qualche cliente. 
Era stato tutto inutile. Si stavano impoverendo e senza avere commesso particolari errori. 
Ora gli occhi gli si erano inumiditi. Era un misto di rabbia e di rassegnazione, di uno sposo e di un padre che non riesce a mantenere la propria famiglia. Una voce lo raggiunse dalla spalle. 
«Manca molto?» «Il navigatore indica 16 chilometri, diciamo 20 minuti…»
Lei lo raggiunse dai sedili posteriori mettendogli la mano sulla spalla e sbucando col viso assonnato e sorridente. 
«Hai dormito bene?» Annuì, allargando il sorriso e passandogli le dita fra i capelli ricci. 
«Il mio sposo è un grande autista ma il suo volto tradisce una preoccupazione». 
Sorpreso dall'affermazione cercò di giustificarsi. Fu lei a impedirglielo. «Perché il mio sposo e il papà del mio bambino è molto preoccupato per il lavoro e i soldi che mancano e non sa se riusciremo a tirare avanti. Vero?» 
Tacque. 
«Ma il mio sposo sa che la sua donna e il suo bambino lo seguiranno ovunque andrà e non deve temere per il futuro, perché dobbiamo custodire la speranza e sa anche che il buon Dio ci ha ampiamente dimostrato la sua vicinanza…». 
Quest'ultima cosa la disse con un tono di voce talmente dolce da cacciare ogni ombra dalla sua mente. «Sì, è così, Maria». 
«Adesso, Giuseppe, mio sposo preoccupato, è bene che acceleri, perché il pisolino ha fatto bene a tuo figlio che, secondo me, ha deciso di nascere proprio stanotte». 

 Paolo Curtaz

Fonte: paolocurtaz.it

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