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La parola della domenica 1 Gennaio 2012 (Casati)

Nm 6, 22-27
Gal 4, 4-7
Lc 2, 16-21

È sempre con commozione che noi, sulla soglia di un nuovo anno ascoltiamo le parole di benedizione custodite nel libro dei Numeri. E il desiderio che si accende nel cuore di dirle su ogni persona cara. "Ecco voi benedirete così... Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio". Secondo la tradizione rabbinica queste erano le parole di benedizione che il sacerdote la sera diceva sul popolo, dopo aver indugiato nel tempio nell'ora dell'incenso.
E voi sapete che una sera Zaccaria, il padre di Giovanni il Battista, uscito dal tempio dopo il sacrificio dell'incenso non poté dire sugli Israeliti le parole di benedizione, era rimasto muto, faceva gesti, ma non gli riusciva di benedire. Ecco, non vorrei - perdonate questo pensiero - non vorrei essere io questa sera un sacerdote muto, che fa gesti, gesticola, ma non dice niente, e non dice bene, non benedice. Ma perché Zaccaria era rimesto muto? Perché non aveva creduto che a Dio nulla è impossibile, e che anche un grembo, in apparenza inaridito, come quello di sua moglie Elisabetta, potesse trasalire, trasalire per il miracolo della vita. Non aveva creduto e così sulle sue labbra non c'erano più parole di benedizione. Perdonate se con una trasposizione forse azzardata io questa sera penso all'anno nuovo come a un grembo, come a quel grembo ritenuto ormai vecchio, inaridito: che cosa può nascere di nuovo? Forse è qui il punto: ci facciamo sì gli auguri, ma sotto sotto, nel pensiero e nel cuore è come se fossimo convinti che è un gioco, e nulla, nulla cambierà. O tutt'al più la novità la lasciamo al caso, alla fortuna: se sei fortunato. No. Vedete: noi leghiamo il trasalire del grembo - del grembo vecchio e inaridito - alla potenza creatrice di Dio. Anche il trasalire di questa terra! che viene dipinta come un vecchio continente, un mondo ormai decrepito. Ecco, Signore, Dio misericordioso, noi ti affidiamo questa nostra terra, questo piccolo povero cuore. Noi crediamo che per tuo dono, per la luce del tuo Spirito, questa terra e questo cuore potranno rigenerarsi e generare qualcosa di nuovo in questo anno. Tu ci benedici. Dici bene a noi e se tu dici bene a noi, a noi viene il bene, quello che ai tuoi occhi è il bene per noi. Viene perché le tue parole non sono come i nostri auguri. I nostri auguri, pur se colmi di affetto, di sentimenti non vanno al di là di un desiderio. La tua parola, Signore, è efficace, la tua benedizione è vera, e si compie. Fa che crediamo, Signore, per non rimanere muti. La parola di benedizione continua così: "Il Signore faccia brillare il suo volto su di te, ti sia propizio". È scritto nel Salmo (44,4): "Non fu il loro braccio a salvarli, ma la tua destra e la luce del tuo volto perché tu li amavi". Come è bello che questa benedizione di Dio sia a pochi giorni dalla memoria del Natale, giorno in cui questo desiderio, questo augurio: "Il Signore faccia brillare il suo volto su di te" ha preso tutta la sua pienezza nella nascita di Gesù: il volto di Dio nella sua infinita benevolenza si è fatto visibile, è brillato su di noi. I pastori tornavano ai loro greggi, alle loro notti, alla fatica di vivere, ma su di loro era brillato il volto di Dio. Così noi ritorniamo alle nostre case, alla fatica di vivere, ma su di noi è brillato il volto di Dio: "faccia brillare su di te il suo volto, e ti sia propizio". "Ti sia propizio": gli esegeti ci dicono che l'espressione "ti sia propizio" dice il piegarsi di Dio, il suo curvarsi amoroso. Ha inclinato i cieli ed è disceso, si è curvato su di noi. Discenderà anche nei nostri prossimi giorni e ancora si curverà - la fede ce lo dice - su di noi. Ce ne andiamo con questa certezza. Come saranno i giorni, i giorni futuri non lo sappiamo. Ma sappiamo che lui, il Signore, si curverà su di noi.

Fonte: sullasoglia

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