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Scegliere tra fede e religione! (Gravel)

di Raymond Gravel, prete

in “www.culture-et-foi.com” del 26 agosto 2011 (traduzione: www.finesettimana.org)


Domenica scorsa, con la professione di fede di Pietro, è terminata la prima parte del vangelo di Matteo. Oggi, con l'incomprensione di Pietro, è l'inizio della seconda parte di questo vangelo: “Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno” (Mt 16, 21). L'evangelista Matteo sembra voler dimostrare che c'è una differenza tra la fede e la religione: una cosa è riconoscere Cristo, Figlio del Dio vivente... un'altra è seguirlo e diventare suo discepolo. In un commento sul vangelo di oggi, l'esegeta francese Jean Debruynne scrive: “«Passa dietro di me, Satana, sei un ostacolo sulla mia strada...» (Mt 16, 23). Queste parole molto dure non sono rivolte a quelle vipere di farisei, ma a Pietro in persona. Pietro, colui che è stato scelto da Gesù, si ritrova ad essere solo un ostacolo [Satana vuol dire ostacolo]. I rimproveri di Pietro sono gli stessi che la religione rivolge regolarmente alla fede. La religione pretende di sapere, meglio della fede, ciò che Dio deve pensare, ciò che deve far credere e il modo in cui deve vestirsi. Il che significa che per seguire Cristo, forse bisogna smettere di seguire la religione”, e io aggiungerei, perché diventa un ostacolo alla fede. Allora ci poniamo delle domande: perché la religione diventa un ostacolo alla fede cristiana? Perché la rinuncia, la sofferenza e la croce fanno parte del cammino della fede? Bisogna essere sado-masochisti per credere e diventare discepoli di Cristo?
Religione/Fede. Perché la religione diventa un ostacolo alla fede cristiana? Semplicemente perché la religione si presenta sempre come un sistema ben organizzato, che definisce, in un momento preciso, in un luogo determinato, in un contesto particolare, il modo di vivere la fede. Tutte le religioni lo fanno, e siccome questo riguarda Dio che viene definito immutabile, atemporale, e riguarda i rapporti umani con Dio, le definizioni che le religioni ne danno diventano automaticamente sacri, quindi immutabili e atemporali. Del resto, la fede cristiana ha questo di particolare: il Dio di Gesù Cristo si rivela nella storia umana. Quindi non può essere definito una volta per tutte da una qualsiasi religione. Per la fede cristiana, non c'è religione al mondo che possa definire Dio nella sua totalità, perché questi si rivela e si esprime sempre nella storia, attraverso le donne e gli uomini che credono in lui e che vogliono vivere di lui. La fede ci fa incontrare Dio, ce lo fa riconoscere nelle persone, negli avvenimenti, nelle realtà della vita. La religione che è il veicolo della fede deve continuamente adattarsi alle circostanze, alle realtà e agli avvenimenti della vita delle donne e degli uomini che fanno l'esperienza di Dio. Se il veicolo non si trasforma, non si adatta, come può permettere alla fede di esprimersi oggi? È in questo senso che la religione può diventare un ostacolo alla fede.

Morte/Resurrezione. Perché la rinuncia, la sofferenza e la croce fanno parte del cammino della fede? Semplicemente perché la fede cristiana è fondata su un paradosso: sulla morte e resurrezione di Gesù. Il che significa che non si può togliere l'una o l'altra dal fondamento della fede cristiana:non ci può essere resurrezione senza morte, come non ci può essere morte senza sofferenza. Nel senso che la morte non è solo l'ultima tappa della vita, la si vive ogni giorno, a causa dei nostri limiti, delle nostre fragilità e della nostra finitezza umana. Ogni giorno si muore a qualcosa: si muore alla giovinezza, all'amicizia, all'Amore, alle nostre certezze, a ciò che pareva acquisito, alla salute, alla nostra realtà temporale... per resuscitare a nuove realtà, attraverso gli incontri, i nuovi apprendimenti, la condivisione, il perdono, la riconciliazione, la comunione con gli altri... e tutto questo non si può realizzare senza fatica, senza sofferenza, senza rinuncia, senza croce da portare: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24).Così, siccome Gesù di Nazareth si è opposto ai capi religiosi del suo tempo, ha denunciato le ingiustizie, l'esclusione, il rifiuto e la condanna profferita da loro, è stato lui stesso rifiutato, escluso, condannato ed ucciso su una croce. Ma, poiché ha saputo dire Dio con la sua testimonianza di vita e rivelare il suo volto d'Amore attraverso la sua umanità, Dio lo ha resuscitato; lo ha fatto Cristo e Signore sempre vivente attraverso i suoi discepoli che si impegnano al suo seguito. Con Sant'Ireneo, si può dire: “Dio si è fatto uomo, perché l'uomo diventi Dio”. Come il discepolo non è mai più grande del maestro, sul suo cammino di fede deve necessariamente fare i conti con la sofferenza, la morte e la croce. È il prezzo della Resurrezione, è quello che costa l'Amore.

Fede/Amore. Bisogna essere sado-masochisti per credere e diventare discepoli di Cristo? Il teologo belga Jean Radermakers scrive: “La Resurrezione non è la ricompensa della passione. È lo sbocco necessario, non della sofferenza, ma dell'amore che ha animato l'offerta di Gesù, cioè la sua morte sulla croce”. Prendere coscienza di questo, significa scoprire il vero senso della prova: è un cammino verso la terra nuova; è la nascita del mondo nuovo. Questo cammino che è stato quello di Gesù, è anche il nostro. Per questo il discepolo cammina dietro, segue le tracce del maestro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24). Ma attenzione! A meno di essere sado-masochisti non si può accettare facilmente questa realtà. La reazione di Pietro è anche la nostra: “Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai»” (Mt 16, 22). Pietro ha ragione. Non è il caso di mettersi a voler fare i martiri. Ma il cammino del vangelo, l'impegno per la giustizia al seguito di Cristo conduce necessariamente al rifiuto e alla croce. Rifiutare questo, significa farsi Satana, non nel senso di demonio come lo si intende, ma come avversario o ostacolo sul cammino: “Va’ dietro a me, Satana! Tu sei di ostacolo sulla mia strada, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16, 23). La fede cristiana è una fede impregnata d'Amore. Non si può essere cristiani o discepoli di Cristo senza questa relazione amorosa con il Dio di Gesù Cristo. Già nell'Antico Testamento, attraverso i profeti, si può intravvedere questo rapporto stretto che esiste tra Dio e l'essere umano. È una relazione talmente intensa e intima che il profeta Geremia, nella prima lettura di oggi, la paragona ad una relazione amorosa quasi coniugale: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza e hai prevalso” (Gr 20, 7a). E malgrado la sofferenza che questa relazione provoca, perché attira sul profeta il disprezzo, l'ingiuria e scherno (Gr 20, 8), Geremia non può che restare fedele al suo Dio, tanto questa relazione lo ha trasformato: “Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!». Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Gr 20, 9).
Questa relazione del profeta con Dio, Cristo l'ha sperimentata e la Chiesa deve esprimerla attraverso le sue membra. La fede cristiana rivela quindi sia il volto umano di Dio sia il volto divino dei cristiani nella loro storia. Attraverso il Cristo di Pasqua, la fede cristiana ci dice che Dio non è quell'essere Onnipotente che la religione cerca di farci credere; è un Dio che è solo relazione, che è solo Amore. La sua sola potenza è amare, e ci rende capaci di amare come Cristo... a condizione di seguirlo, a prezzo di grandi sofferenze, fino alla croce. Sta a noi scegliere!

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