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9 giugno 2011, giovedì della VI settimana di Pasqua (Ludwig Monti)

(Gv 16,23b-33; 1Gv 5,1-5)

La fede che vince la mondanità

«Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). Sono le ultime parole rivolte da Gesù all’insieme dei suoi discepoli nel quarto vangelo. È il lascito definitivo consegnato dal Signore nei suoi discorsi di addio.
Gesù ha dettagliatamente istruito la sua comunità con l’insegnamento che abbiamo meditato lungo tutto il tempo pasquale; ha promesso il dono dello Spirito, legame che ci unisce a lui e al Padre, in attesa della sua venuta definitiva nella gloria; ha esortato i suoi amici – come abbiamo appena ascoltato – a chiedere al Padre qualunque cosa nel suo nome. Ora semplifica tutto, va all’essenziale, rivelando lo scopo delle sue parole: «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me». Gesù desidera che i credenti in lui trovino in lui la pace, la pienezza della vita, siano cioè resi capaci di una vita piena, ispirata alla sua. Non vuole altro, vuole, anzi – oserei quasi dire – ci supplica solo di trovare in lui, in lui e non altrove la possibilità di ricominciare giorno dopo giorno. In lui che è vivo, è presente anche se non lo vediamo, è più intimo a noi del nostro stesso intimo.
Questo però senza alcun irenismo illusorio. La vita spesso, forse quasi sempre, non è facile, è dura. Non sono io a dirlo, è Gesù stesso che lo afferma a chiare lettere, gettando uno sguardo su tutta la storia dei discepoli, su tutta la storia degli uomini e delle donne che noi siamo: «Nel mondo, nella storia avete tribolazioni»; anzi, il testo parla letteralmente di «tribolazione», al singolare, a designare una condizione riassuntiva, che trova poi molte manifestazioni nelle nostre esistenze. Questa è la realtà, che però non deve gettarci nello scoramento, perché essa va vissuta alla luce di quanto Gesù subito aggiunge, con parole che suonano insieme come una promessa e un’esortazione: «… ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Sì, Gesù ha vinto il mondo, ossia, in questa seconda accezione del termine, ha vinto la mondanità, l’insieme delle dominanti che si contrappongono al disegno di salvezza di Dio. Potremmo parafrasare queste parole servendoci del tropario pasquale: con la sua vita, che lo ha condotto a quella precisa morte, Gesù ha vinto la morte, ha sconfitto gli idoli mortiferi che ci seducono e poi ci lasciano soli e in preda alla tristezza. È così che egli ha aperto per noi una via semplice da seguire, la via della vita cristiana, cioè della vita umana vissuta come lui, Cristo, l’ha vissuta.
È per aver vissuto in questo modo che Gesù ha potuto chiederci: «Abbiate coraggio! Fatevi coraggio!». Ed è significativo che nella versione latina questo verbo sia tradotto con: «Confidite», cioè anche: «Abbiate fede, abbiate fiducia!». Comprendiamo dunque perché lo stesso Giovanni nella sua Prima lettera parafrasi in questo modo l’estremo monito di Gesù ai suoi discepoli: «Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1Gv 5,4). Sì, come Gesù ha vinto la mondanità, anche noi possiamo farlo, stando nel mondo senza essere del mondo (cf. Gv 17,11-16), vivendo in pienezza l’esistenza terrena senza essere mondani.
Gesù ci ha indicato con chiarezza la via di questa faticosa ma salvifica vittoria: avere il coraggio della fede, della fiducia in primo luogo in lui, ma poi come attitudine più generale che può illuminare le nostre giornate. È solo questa fiducia, franca e risoluta, che ci consente di vincere i nostri inferni e di restare in comunione con il Signore Gesù, colui che con la sua fede/fiducia ha sconfitto una volta per sempre la morte e gli inferi e ha donato anche a noi la vittoria.

Ludwig Monti
monaco di Bose

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