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Ascensione del Signore (GIANCARLO BRUNI)

Giancarlo Bruni, (1938) appartiene all'Ordine dei Servi di Maria e nello stesso tempo è monaco della Comunità ecumenica di Bose. Risiede un po’ a Bose e un po’ all’eremo di San Pietro alle Stinche (FI).



Le due facce dell’Ascensione

Domenica 5 giugno, Ascensione del Signore. Letture: At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

1. «Ascensione» è celebrazione di un evento unico a due facce: da un lato la  restituzione di Cristo al « cielo» da cui era venuto, d’altro lato la restituzione dei discepoli alla « terra» a cui vengono inviati: « Perché state a guardare in cielo?» ( At 1,11). Detto altrimenti: perché continuate a fissare il vuoto nella nostalgia e forse nel pianto, simili a Maria di Magdala l’ impossibilitata a immaginare un rapporto con l’amato sottratto allo sguardo, all’essere chiamati per nome e toccati: « Maria, perché piangi?...Non mi trattenere…Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» ( Gv 20,15-17). L’Ascensione segna al contempo la fine di una relazione nella visibilità e l’inizio di una vicinanza in altro modo, nell’attesa del giorno noto a Dio di un nuovo Tu a tu facciale dissolta la nube della separazione (At 1,9-11).  Distanza non vuol dire assenza e lontananza dagli occhi non significa lontananza dal cuore, ne è testimonianza la millenaria e mai venuta meno carovana dei suoi amici nel tempo, per i quali l’asceso in «alto» è, sia pure in termini inenarrabili e inimmaginabili, il disceso nel loro « profondo» per farli ascendere a un esistere qualitativamente alto, nell’adorazione e nell’agape, e per dischiuderli a inediti approdi: il Padre mio e Padre vostro, il Dio mio e Dio vostro, la sua e nostra patria prima e ultima. Lì generati, da lì inviati e lì richiamati.

2. Il brano evangelico di Matteo da parte sua, pur non riferendo l’evento «ascensione» in sé, di fatto lo include e lo coglie come l’inizio dell’evento «Chiesa». L’ultima apparizione del Risorto in Dio ai suoi coincide infatti con la nascita degli « riuniti nel suo nome» (Mt 18,20) tra i quali egli dimora, con i quali egli cammina e attraverso i quali egli continua a rendere contemporanea a ogni generazione la sua causa. La salita dell’uno coincide con la dispersione degli altri nell’intera terra abitata, di lui memoria e del suo vangelo annuncio. Chiesa dunque come porzione di umanità chiamata al compito di sottrarre all’oblio, in forza della parola della predicazione e del gesto dell’immersione, una presenza e  un messaggio assolutamente unici nel loro profumo, nel loro sapore, nel loro colore e nella loro musicalità.
Ma vediamo da vicino un testo che ha in Gesù il suo protagonista: è lui a fissare il luogo dell’appuntamento, ad avvicinarsi e a parlare con autorità: « mi è stato dato ogni potere» (Mt 28,18). Il « luogo di appuntamento», da lui predetto avanti la passione (Mt 26,32) e ai discepoli confermato dalle donne della resurrezione (Mt 28,7), non è casuale ma carico di significati. Dalla Galilea infatti inizia l’attività pubblica del Gesù terreno e la chiamata dei primi discepoli (Mt 4,12-22), attività sopratutto dedicata a Israele, e dalla Galilea riparte il Gesù risorto rivolgendosi, mediante la visibilità dei suoi, a ogni etnia in attesa della sua illuminazione. Prospettiva tipicamente matteana, singolare in questa sua lettura bifronte della Galilea: da un lato rivolta verso Israele e dall’altro rivolta verso le genti, come suggerisce il suo stesso nome di crocevia delle nazioni. Israele oggetto dell’attenzione particolare del nato alla terra da Maria (Mt10,5-6), nazioni oggetto dell’attenzione particolare del nato al cielo nella resurrezione. Una attenzione caratterizzata dalla «totalità»: tutte le nazioni, tutto ciò che vi ho comandato e con tutto il potere che mi è stato donato (Mt 28,18-20). A voler dire: nessun popolo e nessun individuo di ieri, di oggi e di domani sia privato del mio ammaestramento-insegnamento, quello registrato nel Vangelo. È volontà di Dio autoritativamente espressa dal Risorto che ogni creatura venga iniziata a una sapienza che ove vissuta fa ascendere a un esistere ad altezza di discorso della montagna, l’altezza di Dio (Mt 5,48) vista in Cristo. La cura dell’andato oltre e avanti a preparare a ogni uomo pascoli di vita eterna, nel frattempo della storia è tale da voler immergere tutti nell’amore di un Padre a tutti benevolenza nel Figlio e per tutti possibilità di accesso al vangelo della misericordia nello Spirito. Realtà significata e comunicata nel rito battesimale (Mt 28,19).
3. L’asceso al Padre pertanto continua  a farsi carico della sorte dell’uomo. Ma come? Attraverso la cerchia dei suoi amici: « Andate». Una compagnia davvero singolare quella descritta in Matteo 28,16-20, un Undici in cui ciascuna comunità può leggere sé stessa come l’insieme degli avvicinati, degli iniziati al che cosa dire e fare e degli inviati. Un insieme di zoppicanti sin dal principio, manca il dodicesimo, l’istituzione Chiesa è costitutivamente traballante; un insieme di adoranti e di increduli al contempo (Mt 8,26; 14,31; 16,8; 17,20), mentre ci prostriamo dinanzi a Lui riconoscendolo Signore risorto dubitiamo di Lui e ci scopriamo « uomini di poca fede» mendicanti  fede: «accresci la nostra fede». La fede del saperti con noi giorno dopo giorno come l’amico risorto nel nostro cuore, porta aperta da cui l’Asceso continua a discendere, attraverso l’annuncio, il rito e la testimonianza, in ogni luogo di ogni tempo per elevare il cammino dell’uomo a sua misura, i passi dell’amore che nessuna tomba potrà mai imprigionare.

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