Chi e cosa trovi: AUTORI e ARGOMENTI
Caricamento...

Massimo Recalcati e Matteo Maria Zuppi 'Credere o non credere'

Massimo Recalcati e il Cardinal Matteo Maria Zuppi dialogano su fede e spiritualità nell'articolo e video sul nostro blog AlzogliOcchiversoilCielo
L’arcivescovo e lo psicoanalista ospiti dei Martedì di San Domenico, davanti a 300 persone: “E’ un tema che interroga ciascuno di noi”.

Mettere insieme uno che costruisce ponti e uno che demolisce traumi, e scoprire che alla fine non sono così distanti. Il cardinale arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi, che tutti qui chiamano don Matteo. «Quando mi va bene», scherza. Vicino a lui c’è Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista, che sa anche prendersi non troppo sul serio. Come quando si interrompe di colpo e dice: «Ho fatto un lapsus? Il lapsus è una trappola per noi psicoanalisti». 
Un dialogo, il loro, ai Martedì di San Domenico, che non ha portato certezze ma nuove domande. “Credere o non credere” era il titolo dell’evento (gratuito, su prenotazione) che martedì sera ha raccolto al Centro di piazza San Domenico 12 quasi 300 persone. Tanti over e super over. Ma anche un bel numero di ragazzi che hanno assistito al confronto - anzi, al ping-pong di riflessioni - tra i due ospiti «sul tema che interroga la vita di ciascuno di noi». 

In questi spazi Recalcati venne per la prima volta quando aveva appena trent’anni. «Mi invitarono quando non ero nessuno», dice. Fu una tavola rotonda sul tema dell’anoressia. Nel tempo lo studioso è poi tornato a parlare, a raccontare, a presentare libri, a spiegare le figure dell’Antico Testamento. Introdotto come «lo psicoanalista che si confronta con la Bibbia», Recalcati ha toccato tantissimi temi: la credenza e la fede, la grazie dell’incontro, il rapporto tra la fede e le opere (nel senso di azioni). Smontando Freud. «Ha commesso l’errore di confondere la credenza con la fede. Non sono la stessa cosa, anche se nel linguaggio comune si mescolano». Cita Papa Ratzinger, «che una volta descrisse l’incontro con Gesù come la fissione dell’atomo: ecco, la fede è un'esplosione, una potenza». E parla di sogni, di idolatria, di peccati e di possibilità. La nostra responsabilità, dice Recalcati, «consiste nel cogliere la chance dell’incontro, questa è la dote della fede. Credere nella potenza trasformativa dell’incontro. L’incontro è sempre nell’ordine della grazia. Lo dico da laico».  

In un continuo rimpallarsi di sguardi sul mondo e sull’esistenza, dall’altra parte del tavolo il funambolo del pensiero è Zuppi. La figura che, dice il padrone di casa Fra Giovanni Bertuzzi nel presentarlo, è sempre dappertutto: «Sapete come si dice? Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo. E Zuppi ci è già stato». Ci sono applausi. Come quando Recalcati, spiegando il peccato, dice: «Io che ho avuto un’educazione cattolico-catechistica. E poi ci ho messo quindici anni di analisi per liberarmi, eh». Scappa anche qualche sorriso. Qualcuno scuote la testa in segno di assenso. Ma è soprattutto una notte seria e densa. Zuppi spiega che «la vita è l’arte dell’incontro» e che «la fede non è mai un assoluto, ma sempre una scoperta». Cita lo scrittore spagnolo Javier Cercas, racconta vecchi episodi di vita e di fede. E alla fine, tra credere o non credere, una cosa resta veramente: l’amore.

di Giorgio Burreddu 



📩 ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il nostro cammino in cifre

L'impatto dei nostri contenuti, giorno dopo giorno.

Visualizzazioni