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COMMENTO PATRISTICO Corpus Domini da Undicesima Ora

S. Giovanni Crisostomo

Dalle Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, 24, 4


Cristo ci ha dato il suo corpo per saziarci, attirandoci a sè in un'amicizia sempre più grande. Accostiamoci dunque a lui con fervore e ardente carità, per non incorrere nel castigo. Infatti quante maggiori grazie avremo ricevuto, altrettanto grande sarà la pena se ci mostreremo indegni di tanti benefici. Anche i magi hanno adorato questo corpo adagiato nel presepe. Uomini pagani che non conoscevano il vero Dio, lasciata la patria e la casa, hanno percorso grandi distanze e sono venuti ad adorarlo pieni di timore e tremore. Imitiamo almeno questi stranieri, noi che siamo cittadini dei cieli. Essi infatti si accostarono con grande tremore a un presepe e a una grotta, senza scorgere nessuna di quelle cose che tu ora puoi vedere; tu invece non ti volgi a un presepe, ma ad un altare; e non vedi una donna che lo porta, ma un sacerdote che sta in piedi alla sua presenza, e lo Spirito, ricco di ogni fecondità, che si libra sulle offerte. Non vedi semplicemente quello stesso corpo, come lo videro loro, ma hai conosciuto la sua potenza e tutto il suo disegno e non ignori nulla di quanto lui ha fatto, poichè essendo stato iniziato, hai appreso diligentemente ogni cosa. Esortiamo quindi noi stessi, con un santo timore, e mostriamo una pietà molto maggiore di quegli stranieri, in modo da non attirare su di noi il fuoco del cielo accostandoci a lui con temerità e sconsideratamente.
Dico questo, non perchè non ci avviciniamo a lui, ma perchè non ci avviciniamo senza il dovuto timore. Come infatti è pericoloso accostarsi temerariamente, così la mancata partecipazione a questa mistica cena ci conduce alla fame e alla morte. Poichè questa mensa è la forza della nostra anima, la fonte di unità di tutti i nostri pensieri, il motivo della nostra fiducia: è speranza, salvezza, luce, vita. Se ci saremo allontanati con tutto questo dal santo sacrificio, andremo con fiducia verso i suoi atrii santi, come rivestiti di armature d'oro. Parlo forse di cose future? Fin da quaggiù questo mistero è per te il cielo e la terra. Apri quindi le porte del cielo e guarda; anzi, non del cielo, ma del cielo dei cieli, e allora contemplerai quello che è stato detto. Ciò che lì si trova è la più preziosa di tutte le cose e io te la mostrerò, deposta sulla terra. Come nella reggia ciò che riscuote maggiore ammirazione non sono i muri e neppure il tetto d'oro, ma il re seduto sul suo trono, così anche in cielo è la persona del Re. Ma questo ora ti è possibile vederlo sulla terra; infatti non ti mostro nè angeli nè arcangeli, non cieli nè i cieli dei cieli, ma ti offro lo stesso Signore di tutto questo. Vedi come puoi vedere sulla terra ciò che è più prezioso di ogni altra cosa? Non solo lo vedi, ma puoi toccarlo; non soltanto lo tocchi ma puoi mangiarlo; e dopo averlo ricevuto puoi ritornare a casa. Purifica quindi la tua anima, prepara la tua mente ad accogliere tali misteri.
Dal Sussidio biblico-patristico per la liturgia domenicale, a cura di don Santino Corsi, ed. Guaraldi

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