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Enzo Bianchi 'L’arte di ascoltare con il cuore'

Primo piano di Enzo Bianchi sorridente al microfono per la sua rubrica 'Cristiano, chi sei?' su Famiglia Cristiana.
Famiglia Cristiana - 8 novembre 2026 

Molto addolorati per la morte di fratel Enzo Bianchi, pubblichiamo, anche per onorarne la memoria, le puntate che ci aveva inviato prima della sua dipartita.

Donare tempo, fare spazio all’altro e cogliere anche ciò che non viene detto: così nascono relazioni autentiche e una vera vita interiore.

Nel nostro quotidiano risuonano spesso come una richiesta accorata queste parole: “Ascolta! Ti chiedo solo di ascoltarmi!”. È proprio così: ascoltare sembra un’operazione abituale, banale, eppure il vero ascolto dell’altro è raro e difficile. Immersi come siamo in rumori di vario tipo, sollecitati da tanti messaggi, non conosciamo più il silenzio come ambiente e, di conseguenza, ignoriamo anche l’autentico ascolto dell’altro. Non pratichiamo l’arte dell’ascolto ma, per lo più, subiamo l’ascolto come una pratica fastidiosa; al contrario, siamo sempre pronti a parlare, a riversare i nostri bisogni su chiunque si trovi a portata di voce. 

Ma cosa significa ascoltare? Innanzitutto significa decidere di sacrificare il bene più prezioso: il tempo. Occorre tempo per ascoltare, un tempo vissuto senza fretta. E non lo si dimentichi: “avere tempo” è scegliere di non avere tempo per tutto, di non avere tempo per altre cose, ma per dedicarsi all’ascolto. D’altronde, l’ascolto è la prima forma di rispetto e di attenzione verso l’altro, la prima modalità di accoglienza. Ascoltare significa sì accogliere le parole di chi ci sta di fronte ma anche, più in profondità, tentare di ascoltare ciò che egli vuole comunicare: per questo è necessario impegnarsi a cogliere il suo “non detto”, ciò che egli sottintende o addirittura nasconde. Solo attraverso questo paziente esercizio si può giungere a una comunicazione vera. 

Accanto all’ascolto dell’altro vi è un’arte altrettanto difficile: l’ascolto di se stessi. Che si tratti di un’operazione non immediata, lo dimostra il fatto che molte persone non sanno neppure ascoltare i messaggi che ricevono dal proprio corpo. Ciò vale anche per l’ascolto del proprio profondo, “lavoro” indispensabile per una vera vita interiore: senza questo ascolto della coscienza non è possibile alcuna umanizzazione. 
Si tratta di ascoltare le “intuizioni” che emergono dal nostro profondo, dal mistero del proprio “uomo nascosto del cuore” (1Pt 3,4). È un ascolto psichico? Certamente, ma è anche un ascolto di ciò che non sappiamo chiamare se non “spirituale”, dovuto cioè allo spirito che ci abita: spirito umano ma, per i credenti, anche Spirito di Dio, proveniente dal di fuori di noi eppure innestato nel nostro profondo.

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