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Tragedia in Svizzera, perché riprendevano invece di scappare? Perché sono adolescenti

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Giuseppe Lavenia dà una risposta a chi si è fatto queste domande. E quelle risposte riguardano tutti noi.

Perché riprendevano invece di scappare? È la frase che leggo ovunque sotto la notizia della tragedia di Crans-Montana. Una frase che sembra semplice, quasi ovvia. E invece è una frase che fa male. Perché giudica senza capire. Perché arriva dopo, quando l’orrore è già accaduto, e cerca colpe dove servirebbe comprensione. 

Di fronte a tragedie come questa, l’opinione pubblica spesso si aggrappa a una domanda rassicurante: “Perché non hanno fatto la cosa giusta?” È rassicurante perché ci illude che esista sempre una scelta corretta, lucida, razionale. Ma è un’illusione adulta, non una verità psicologica. 

Fino a 20 anni il cervello non è pronto a funzioni esecutive 

Ci sono almeno due aspetti fondamentali che stiamo dimenticando. Il primo riguarda il cervello. Fino ai 20-22 anni la corteccia prefrontale non è completamente sviluppata. 

È l’area deputata alle funzioni esecutive: valutare il rischio, inibire l’impulso, pianificare, scegliere rapidamente la strategia migliore in una situazione complessa. Non è un’opinione, è un dato neuroscientifico

In condizioni normali questa immaturità si traduce in impulsività, difficoltà di previsione delle conseguenze, bisogno di conferme esterne. In una situazione estrema, fiamme, fumo, panico, urla, caos, pretendere una risposta “adulta” da un cervello adolescente è semplicemente falso dal punto di vista neurofisiologico

Il sistema emotivo prende il sopravvento 

Il sistema emotivo prende il sopravvento, la reazione è automatica, non riflessiva. Il secondo aspetto è ancora più scomodo, perché riguarda tutti noi. Riprendere non significa non sentire. Spesso significa sentire troppo. Filmare diventa un meccanismo di difesa. Uno schermo tra sé e l’orrore. Un modo per non essere travolti da ciò che sta accadendo. Di fronte a un trauma improvviso, la mente cerca una distanza. Quando condividiamo invece di vivere, spesso non stiamo scegliendo. Stiamo cercando di proteggerci. Riprendere diventa una soluzione immediata per non affrontare il trauma in modo diretto. 

Lo schermo come anestetico emotivo 

Lo schermo funziona come un anestetico emotivo: riduce l’impatto dell’orrore, abbassa l’intensità delle emozioni, crea una separazione che permette alla mente di non crollare. Non è cinismo. Non è superficialità. È sopravvivenza emotiva. 

E allora c’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, invece di puntare il dito: perché stiamo chiedendo ai ragazzi di salvarsi da soli? La sicurezza non è una responsabilità dei minori. La sicurezza è un dovere degli adulti, delle strutture, delle organizzazioni, delle istituzioni. 

Il compito della sicurezza è degli adulti 

Agli adolescenti non si può pretendere lucidità nel panico. Agli adulti e alle istituzioni va chiesto di garantire contesti sicuri prima che accada la tragedia, non spiegazioni dopo. Il problema non sono quei ragazzi. Il problema è una società che giudica a posteriori, invece di assumersi la propria responsabilità preventiva, educativa e strutturale. Perché nessuno sa davvero come reagirebbe, finché non si trova dentro l’inferno. 

* Psicologo e psicoterapeuta, presidente Dite 

Fonte: Repubblica

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