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Serena Noceti La donna in Amoris Laetitia

Lunedì 14 novembre 2016 la teologa fiorentina Serena Noceti ha sviluppato la riflessione sulle donne che attraversa Amoris Laetitia nell'appuntamento settimanale de “La scuola del lunedì”.
Davanti ad una platea molto numerosa, la prima sottolineatura offerta e mai da dare per scontato è stata l'attenzione che Papa Francesco ha sempre rivolto alle donne, al mondo femminile, anche nel linguaggio che sceglie: utilizza termini come “fratello e sorella”, “santi e sante”...
La professoressa Noceti ha spiegato che il Pontefice ha inoltre declinato questa sua sensibilità in scelte concrete di maggiore coinvolgimento nelle commissioni e negli appelli alla Chiesa, fino a toccare proprio la struttura della curia romana.

Non si tratta di una novità assoluta, quanto piuttosto di un'importante eredità del Concilio Vaticano II, ma che anche dal punto di vista teologico è stata poco approfondita.

Per questi motivi è importante proseguire una riflessione sulle donne e di questo già accennava Papa Francesco in Evangelii gaudium (nn.103-104) riconoscendo che “le rivendicazioni dei diritti delle donne pongono alla chiesa domande profonde”.

“La riflessione sulle donne riguarda tutti” - ha esplicitato Serena Noceti - “non riguarda solo le donne, perché pone in questione le relazioni che tutti abbiamo con le nostre madri, le nostre sorelle”. La teologa ha quindi aggiunto che “la famiglia è stata il contesto nel quale si è vissuto, tramandato, strutturata la subordinazione delle donne, legate alla procreazione, alla maternità, al destino delle donne indiscusso... perché erano legittimata la presenza e l'autorità del pater familias”.

Il Papa evidenzia le questioni che antropologicamente hanno segnato le donne, ma non fa in Amoris Laetitia un vero trattato sulle donne. Traccia alcuni elementi che devono essere necessariamente sviluppati successivamente, ma soprattutto si preoccupa di sottolineare un punto di vista nuovo: rifacendosi a Genesi, il Pontefice spiega che la donna viene posta a fianco dell'uomo “perché sia un aiuto che gli corrisponda”. Non si tratta quindi di un essere umano da subordinare, ma da guardare negli occhi, esattamente come accade nelle famiglie.

Serena Noceti ha ribadito più volte la possibilità che la Chiesa e anche la società civile hanno di apprendere dalle famiglie la gestione, la cura e la capacità di vivere relazioni paritarie tra uomo e donna. Secondo la teologa, “papa Francesco, rifacendosi alla “Pacem in Terris” di Giovanni XXIII, si spinge a ribadire che uno sguardo capace di leggere la realtà nelle sue potenzialità e limiti significa fare una lettura dei segni dei tempi”. Del resto è stato ben evidenziato che la questione delle donne ha attraversato i pontificati incontrando nei successori di Pietro diverse posizioni. Leone XIII, già nel 1880 in Arcanum Divinae Sapientiae, scriveva che “il marito è il principe della famiglia e il capo della moglie – donna soggetta ed obbediente al marito, ma non a guida di ancella bensì di compagna”. Pio XI, in Casti connubii del 1930, si espresse in merito facendo riferimento al celebre versetto della lettera agli Efesini di san Paolo, scrivendo che “l'ordine dell'amore richiede da una parte la superiorità del marito sopra la moglie e i figli, dall'altra la pronta soggezione e ubbidienza della moglie, non per forza, ma quale è raccomandata dall'apostolo”.

Interessante è dunque la posizione di papa Francesco perché, proponendo un nuovo punto di vista, “sottolinea che le donne hanno una parola per dirsi, per dire la realtà, per dire la Chiesa”, come ha ben motivato la Noceti. “La premura del Pontefice nell'esplicitare le posizioni di subordinazione e violenza subiti ancora oggi” - ha continuato la teologa - “è legata al fatto che Amoris Laetitia non è stata scritta solo guardando all'Italia, ma a tutto il mondo, quindi ciò che qui (in Italia) potrebbe apparire scontato, non lo è in altri paesi”.

Si tratta dunque di “un chiaro invito ad un ripensamento antropologico per un superamento di una teoria androcentrica, che agisce attraverso processi di invisibilizzazione delle donne”, ha spiegato Serena Noceti. “Occorre superare il modello della complementarietà per affrontare la relazione maschile-femminile con un nuovo modello: quello della reciprocità, dello stare vis-à-vis, ovvero della famiglia”. La teologa ha quindi spiegato che “si tratta cioè di considerare il maschile ed il femminile come due soggetti umani che hanno uguale dignità e completezza di identità che si confrontano e raffrontano l'uno all'altra nella consapevolezza che solo nella relazione si potranno dire in pienezza”. Per giungere a questa nuova antropologia, occorre fare attenzione a non tornare agli stereotipi vecchi e all'immaginario mariano come riferimento per la donna, ma bisogna piuttosto guardare alla famiglia di Nazareth nella sua interezza per apprendere nuove relazioni tra uomini e donne.



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