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Enzo Bianchi Annunciate a tutti la misericordia di Dio

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La misericordia scandalizza perché è un amore che non si deve meritare. E chi afferma che bisogna meritare l’amore di Dio cancella la verità centrale della salvezza cristiana”. Lo ha affermato questa mattina (18 marzo 2016) Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, nella sua meditazione quaresimale alla comunità accademica della Pontifica Università Lateranense (Pul) di Roma.
Parlando di “Annunciate a tutti la Misericordia di Dio”, il priore di Bose ha sottolineato che “la misericordia di Dio sta nella rivelazione del suo nome. Il nostro Dio ha un nome: è compassionevole e misericordioso”. Bianchi ha poi evidenziato come “nel cammino di umanizzazione di fronte al delitto c’è il castigo, di fronte al peccato c’è la pena. Ma questo non è nel cristianesimo, non è nella rivelazione del nostro Dio”. “La santità di Dio – ha aggiunto – quando si mette in moto è misericordia. Ecco perché Gesù ha trasformato il comandamento dell’antico testamento ‘siate santi come Dio è santo’ in ‘siate misericordiosi come il Padre è misericordioso’”. Inoltre, “in Dio, la giustizia quando si muove diventa misericordia”. Bianchi ha anche ricordato che “conoscere Dio significa fare esperienza della sua misericordia. A volte, come diceva Giovanni Paolo II, le persone solo se arrivano a commettere grandi peccati hanno l’occasione di conoscere la misericordia di Dio”.



“La misericordia di Dio – ha aggiunto – è sanante, brucia il peccato, raggiunge il peccatore, è un amore viscerale, perché il Signore ha viscere di misericordia”. Il priore di Bose ha inoltre sottolineato come “il primo atto pubblico che Gesù fa è mettersi in una fila di peccatori e va a ricevere il battesimo per la remissione dei peccati. Si fa solidale con i peccatori, sta dalla loro parte”. “Noi – ha aggiunto – cambiamo vita, ci convertiamo, per due ragione: se il peccato che facciamo ci provoca cattiva salute o vergogna perché gli altri lo sanno. Se non provoca questi due effetti lo continuiamo a coltivare fino a che ne abbiamo le forze e la voglia di convertirci non ce l’abbiamo”. Richiamando le parabole della zizzania e del grano, del padre misericordioso e dei vignaioli, Bianchi ha affermato che “Gesù scandalizzava e ha dovuto giustificarsi”. “Ci apprestiamo alla settimana santa, che purtroppo – ha osservato Bianchi – molti vivono senza mai chiedersi perché è morto Gesù. Usano la frase più semplice: ‘ per i nostri peccati’. In realtà, l’ha portato alla morte il suo atteggiamento di misericordia: perdona i peccatori, non li condanna, li frequenta”. “Faceva scandalo la sua misericordia che viveva e predicava. Questa è la verità del Vangelo, che turba anche noi”.

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