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Mariapia Veladiano "Non c’è pace senza giustizia"

22 Gennaio 2025 

«Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace», è il tema che papa Francesco ha scelto per la giornata mondiale della pace di quest’anno 2025. L’anno del Giubileo.

La pace preventiva. Voce di un bambino che sta imparando le parole giuste per fare la pace e questa volta non le trova: «Ma io voglio fare la pace prima di litigare!». Ecco. È esattamente così. La pace da negoziare e tessere quando la guerra è già scoppiata, è complicata, faticosa, dolorosa e a volte appare proprio quasi impossibile. E c’è chi pensa e dice che si possa solo aspettare la catastrofe, così che dalla distruzione possa rinascere vigorosa e condivisa la volontà di pace. Condivisa, cioè riconosciuta da tutte le parti, come vuole l’etimologia della parola, dalla radice indoeuropea «Pak», ovvero patto, legame che viene da un accordo. Ma ci sono tante cose che si possono fare anche quando la guerra è già scoppiata. Sia per cercare di fermarla, sia per preparare quella che da tempo la riflessione teologica e filosofica chiama la «pace giusta». In sintesi estrema, ma non ingenua, la pace giusta è quella che tiene come orizzonte, coltiva in ogni piega dei suoi trattati, sia la giustizia sociale che quella economica, climatica, energetica. La storia ha conosciuto trattati di pace vendicativi che hanno preparato la guerra successiva. Lo abbiamo visto e ora lo sappiamo. 

«Rimetti a noi i nostri debiti: concedici la tua pace», è il tema che papa Francesco ha scelto per la giornata mondiale della pace di quest’anno 2025. L’anno del Giubileo. Non capita sempre di trovare un titolo perfetto a un grande evento. Chi per mestiere scrive, sa quanto è difficile. Ma queste parole sembrano davvero ispirate dalla grazia dell’anno giubilare. Rimettere i debiti vuol dire ricostituire una condizione di originaria parità. La disparità economica è spesso, quasi sempre, frutto di ingiustizia. C’è chi è nato in condizione di vantaggio e, invece di esercitare la riconoscenza, esercita la prevaricazione, si arricchisce di più a spese di chi è nato svantaggiato e così la disuguaglianza cresce insieme all’infelicità e al desiderio di vendetta. In nome di Dio, ripartiamo da una condizione di fratellanza, questo dice papa Francesco. E così avremo la pace. Solo la giustizia ci dà la pace.

E qui abbiamo una (possibile) risposta alla domanda: che cosa possiamo fare quando la guerra è scoppiata? Coltivare tutto quello che genera giustizia. Cerchiamo volontà di pace in chi ostinatamente e con il vento contrario difende il diritto di ciascuno a trovare un luogo in cui vivere senza essere perseguitato dalla povertà, dal disconoscimento dei propri diritti, dalla violenza interessata di chi manda a morire i bambini per diventare smisuratamente ricco vendendo metalli rari, da chi colpevolmente gioca al gioco politico di dividere e creare partiti e fazioni solo per restare al potere fino a fine vita o almeno fine legislatura. Cerchiamo azioni di pace in chi resiste strenuamente in faccia al mondo e mostra che occuparsi dei poveri non vuol dire essere antipatrioti. 

È riconoscere che ogni vita è sorella, basta vederla da vicino e non attraverso l’aberrazione ottica (cioè un’immagine che distorce la realtà) indotta dalla paura o dall’avidità politica. C’è chi crede che solo l’abolizione totale delle armi permetta la pace. C’è chi invece pensa che la politica non possa fare a meno dell’uso della forza. Ma non c’è nessun uomo e nessuna donna di buona volontà che creda nella guerra come strumento di pace. Cerchiamo segni di pace in chi disegna splendide figure sul ghiaccio, da solo o in coppia, la perfezione di due minuti, armonia di musica e corpi. In chi canta note divine. 
Buon anno del Giubileo. Che sia per tutti i cristiani un tempo di parole benedette.

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Mariapia Veladiano

Mariapia Veladiano, scrittrice, laureata in filosofia e teologia, ha lavorato per più di trent’anni nella scuola, come insegnante e poi come preside. Collabora con la Repubblica e con la rivista Il Regno.


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