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Il Francesco dimenticato: conversazione con Massimo Cacciari

Copertina della rivista Rocca numero 16/17 focalizzata sul tema "nel cuore del Vangelo". Al centro spicca un disegno a linee nere di San Francesco d'Assisi, sormontato dal titolo della rivista in grandi lettere nere con la prima lettera "R" verde. In basso, su sfondo nero, compare il testo "IL FRANCESCO DIMENTICATO conversazione con Massimo Cacciari".

15 agosto-1 settembre 
consultabile da tutti, anche dai non abbonati.

È uno dei massimi intellettuali contemporanei, filosofo e politico, è stato parlamentare e sindaco di Venezia. Recentemente insieme a Roberto Esposito ha scritto un saggio, “Kaos” per i tipi de “il Mulino”.

Buongiorno professor Massimo Cacciari, come sta? 
Accaldato e non solo dal punto di vista meteorologico. 

Sono 800 anni dalla morte di san Francesco, chi è per lei il santo di Assisi? Francesco, quello vero, è stato dimenticato? 
Chi è per me? È tutto ciò che ci siamo dimenticati. Ci siamo dimenticati completamente, l’abbiamo completamente frainteso, travisando tutte le sue parole. Dal significato di povertà, al significato di perdono, di pace… usiamo termini come natura, termini completamente fasulli o addirittura rovesciati, a partire dal “Cantico delle Creature” trasformato in una specie di manifesto ecologico. Il tema della povertà viene considerato, come se si trattasse di chi semplicemente non possiede, invece si tratta di chi rinuncia a possedere se stesso e fa vuoto in sé, fino ad essere perfettamente nudo, nudo sulla nuda terra. È un travisamento che è cominciato già nell’epoca di Francesco, il vero Francesco è quello delle prime testimonianze fino a Celano, poi già con Bonaventura è messo qua è là fra parentesi. Poi c’è il grande Francesco di Dante. Anche Dante tuttavia non coglie alcuni aspetti della straordinarietà di Francesco, il tema della combinazione fra sofferenza e gioia, fra sofferenza e letizia non viene colto. Il Francesco di Dante è un eroe, un grande atleta che si erge contro le degenerazioni della Chiesa del suo tempo. Non c’è dubbio che per Dante sia il santo per eccellenza, senza paragone con nessun altro, ma anche lì alcuni aspetti vengono sottovalutati o travisati. Ancora più drammatica è la trasformazione di Francesco in Giotto. Non si tratta quindi soltanto del contemporaneo, del moderno-contemporaneo che l’ha completamente dimenticato: Francesco hanno cominciato a dimenticarlo il giorno dopo la morte. 

Per NietzscheDio è morto”, ma Dio è veramente morto? 
“Dio è morto” di Nietzsche non significa che non ci può essere più fede, basti pensare che Francesco è presente in un capitolo dello Zarathustra. Nella figura del mendicante volontario è chiaramente espressa quella di Francesco. Nietzsche sostiene che Francesco è la bontà in persona, perfetto imitatore di Cristo e anche lui, Cristo, per Nietzsche, è l’uomo più buono che sia esistito. Per questo prende in giro i tedeschi, dicendo: “Cari connazionali, il più buono era Cristo, Gesù e il più sapiente Spinoza. Due ebrei.” Dio è morto, significa che sono morti quei valori, quei principi che hanno dominato la cultura, la filosofia, la scienza occidentale... 
Dio è quello, non il Dio di Gesù. Nietzsche lo sa benissimo, dopo di che è chiaro che per lui la società europea è totalmente scristianizzata, come, d’altra parte, lo è per Dostoevskij. Non soltanto la posizione atea di Nietzsche, ma anche la posizione ultra cristiana di Dostoevskij, vedono la sponda europea come diventata totalmente pagana. 

“La politica contemporanea vive della tensione irriducibile tra la potenza della tecnica, volta a omologare il globo ai propri protocolli astratti, e la resistenza dei grandi spazi politici, impegnati a difendere il proprio il proprio residuo potere sovrano.” “Kaos” è il titolo del suo saggio, ma kaos nel senso di caos, confusione? 
Kaos non nel senso del caos, del disordine, ma nel senso di vuoto. Magari ci fosse disordine, ci sarebbero delle pedine già ordinate. Invece le antiche pedine che costituivano il vecchio ordine sono tutte in frantumi e quindi siamo in momento di vuoto. Abbiamo il vuoto sotto i piedi e non il disordine, quindi occorre compiere un salto, e non sappiamo cosa troveremo dall’altra parte sempre ammesso che il salto riesca. Questa è la situazione in cui ci troviamo. 


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