Enzo Bianchi “E’ stata l’unica vera riforma”
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dicembre 2025
E’ stata l’unica vera riforma
di ENZO BIANCHI
per gentile concessione dell'autore
Quale Chiesa dal Concilio?
Il concilio Vaticano II è indubbiamente la più grande grazia che il Signore ha fatto alla sua Chiesa nella modernità. E senza disprezzare il passato, si può dire che rappresenti l’unico vero tentativo di riforma di tutta la vita della Chiesa cattolica, dalla liturgia al suo stile nello stare nel mondo. Una riforma non destata da reazioni contro un nemico, l’eresia o l’avversario della cristianità, ma sgorgata da un bisogno schiettamente evangelico: “ritornare” come dice l’Antico Testamento, “convertirsi” come dice il Nuovo, “riformare” come testimonia la storia della Chiesa.
Alla domanda che mi viene assegnata come titolo del mio contributo,“ Quale chiesa dal Concilio?”, non è facile rispondere in modo sintetico, soprattutto perché occorre tener presente che gli insegnamenti del Vaticano II sono molti e non tutti della stessa autorità. Occorre tener presente che il Vaticano II ha proposto alla Chiesa una nuova modalità, sinodale o conciliare, per affrontare i problemi. E ha inaugurato uno stile particolare sia nel vissuto sia nell’insegnamento.
Inoltre, il Sinodo dei vescovi del 1985, a vent’anni dalla celebrazione del Vaticano II, ha avuto un peso particolare perché ha dato un’interpretazione accrescitiva del Concilio, che è giunta a far parte dell’evento conciliare stesso. L’invenzione nel Concilio dell’ ecclesiologia di comunione, più che legittima, ha indirizzato la ricezione del Concilio in una particolare direzione maturata nei vent’anni successivi all’evento. E noi, sessant’anni dopo quella celebrazione carica della presenza dello Spirito, che cosa sappiamo leggere?
Noi che abbiamo vissuto da quell’ora i Sinodi generali dei vescovi e ultimamente, con papa Francesco, abbiamo intrapreso dei processi sinodali che stanno mutando e che muteranno profondamente la Chiesa (se Leone XIV acconsentirà a proseguire con coraggio e audacia questo cammino con tutto il popolo di Dio)?
Ciò che sta avvenendo affonda le radici nell’ecclesiologia del Vaticano II, in particolare nella Dei Verbum e nella Lumen gentium. Ma le forme, lo stile, con cui la Chiesa si costruisce in koinonía sono nuove e differenti anche da quelle previste dal Vaticano II. Siamo testimoni di un’ecclesiologia in divenire, che riscopre e rinnova la tradizione conciliare del primo millennio e si traduce in una Chiesa dell’ascolto, come nella sua vocazione primaria o originale al monte Sinai. Un ascolto della parola di Dio che diventa ascolto tra fratelli e sorelle perché tutti sono tali in quanto figli e figlie di Dio, unico Padre. È un’assemblea ordinata, guidata da pastori, posti dal Signore a pascere il gregge; ma restando il gregge proprietà del Signore, i pastori dovranno essi pure ascoltare le pecore. In tal modo l’assemblea- Chiesa (termine senza significato) diventa fraternità, scuola della carità per gli umani. E qui si attende il lungo cammino della riforma del papato, perché possa essere il ministero di Pietro servizio veramente umile a tutte le Chiese.
Ma nonostante l’Ut unum sint e il suo augurio, proprio nulla è stato fatto finora, e ci si trova in un’aporia senza sapere come andare avanti nel dialogo tra Chiese.
Più soddisfacente possiamo giudicare la visione di Chiesa come chiesa dei poveri. Nonostante le contraddizioni, e nonostante il mondo vada in senso opposto, la teologia della liberazione e poi il magistero di Francesco hanno fatto dei poveri non i destinatari della carità ma i soggetti evangelizzatori, e le loro Chiese hanno ricevuto un diritto all’eloquenza che neppure papa Leone smentisce o attenua!
Ecco, in sintesi una Chiesa in processo sinodale e una Chiesa dei poveri che sono la nostra chiesa oggi grazie al Vaticano II.
Il recupero della Chiesa come “mistero”, realtà che la teologia aveva lasciato in ombra per secoli e che nella Mystici corporis Christi Pio XII tentava di recuperare (ma identificando il mistero con la Chiesa cattolica romana), permetterà di recuperare la realtà comunitaria della Chiesa come popolo di Dio e il sacerdozio di tutti i battezzati. È da questa novità che scaturiscono gli avanzamenti non solo nella comprensione del vivere la Chiesa ma anche delle sue strutture, del suo ordine e dei carismi di cui è dotata.
Passi decisivi di riforma soprattutto con Francesco
Pesa in tutta la visione ecclesiologica del Concilio la carenza della pneumatologia che non ha permesso di mettere adeguatamente a fuoco il rapporto tra mistero e istituzione, tra istituzione e carismi. E da parte mia resto convinto che una patologia, manifestatasi negli Anni ’80-’90 del secolo scorso con l’emergere dei movimenti ecclesiali, sia dovuta a tale carenza che permette un selvaggio carismatismo e la formazione di realtà ecclesiali parallele alla Chiesa.
Ed è sempre questa carenza di pneumatologia che ha più volte nel post-Concilio originato paure e diffidenze verso la teologia della Chiesa locale con la pretesa che la si chiamasse “Chiesa particolare” e dimenticando che in essa c’è la sancta catholica!
Queste carenze non hanno impedito però al Concilio di delineare una Chiesa che conosce una renovatio, anche se ci si poteva attendere una reformatio che ha mosso passi decisivi solo con papa Francesco.
In questo rapido e sommario tentativo di risposta alla domanda: “Quale Chiesa dal Vaticano II?”, devo fare almeno un cenno a quel grande documento che ha avuto un faticoso iter di elaborazione, la Gaudium et spes, la Costituzione pastorale dedicata al rapporto tra Chiesa e mondo. È il documento più povero e più “ambiguo” del Concilio, purtroppo osannato da molti e forse il documento più commentato nelle Chiese locali. In verità, non si nutre delle fonti della divina Sapienza, ma fa affidamento su molta sophía umana.
C’è in esso un ottimismo nel rapporto tra cristiani e mondo che mi interroga e mi ha sempre interrogato, destando un mio commento già in passato, nel 1967. Com’è possibile tutto questo ottimismo? Com’è stato possibile dimenticare il messaggio del Nuovo Testamento che vede i cristiani perseguitati e l’inimicizia del mondo? La Prima lettera di Giovanni si conclude proclamando:
«Questo mondo è tutto sotto il potere del maligno!» (1Gv 5,19). L’assetto di questo mondo è opera del demonio ed è del Primate di questo mondo. Se c’è stata inimicizia tra il mondo e Gesù Cristo, ci sarà anche tra il mondo e i discepoli di Gesù Cristo! Non ci può essere ottimismo superficiale, né può venir meno la vigilanza ela differenza cristiana.
Ed è significativo che questo documento, la Gaudium et spes, sia risultato “ambiguo” su un punto decisivo: il problema della pace. Qui il Concilio è rimasto impacciato, ha affermato che la pace è il bene supremo, irrinunciabile, ma ha anche detto che l’equilibrio del terrore era accettabile, era una salvaguardia per la pace... Il Concilio s’è rifiutato di condannare semplicemente la guerra e la prima atomica! È mancata la profezia, ma tutto il documento è debole e nel post-Concilio s’è sentita l’influenza di tale debolezza.
Nonostante questo, oggi, grazie a papa Giovanni e ai suoi successori fino a Francesco e Leone, la guerra viene sempre condannata, e una strada di dialogo tra Chiesa e mondo s’è aperta in modo più profetico e senza ambiguità da parte di molti discepoli di Cristo e di intere Chiese, chiese dei poveri.





