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Vito Mancuso "Quell'abuso del nome di Dio che rimanda indietro la Storia"



Trump giura sulla Bibbia e sostiene che il divino è con lui. Anche Netanyahu, Putin e gli islamisti dicono lo stesso. Ma comandare con libro sacro e spada, avere la missione di schiacciare gli altri popoli non è genuina religiosità.

Sicuramente Trump è autorizzato dalla Bibbia a credere di avere Dio dalla sua parte. Anche Netanyahu lo è, anche Ben-Gvir, il politico dell’estrema destra israeliana che si è dimesso da ministro della sicurezza nazionale per protestare contro l'esile pace a Gaza perché voleva continuare il massacro. Anche Putin e il patriarca di tutte le Russie Kirill sono convinti di essere dalla parte di Dio e anche loro hanno fondati motivi biblici e teologici per crederlo. Anche Narendra Modi in India si sente protetto e guidato dal suo Pantheon integralmente hindu di Brahman, Shiva e Višnu. E naturalmente quanto a fede non sono secondi a nessuno gli islamisti vari, da Hamas a Hezbollah agli ayatollah iraniani che citano a memoria le sure del Corano per armare i loro uomini e inviarli a uccidere senza pietà …

La mancanza di pietà, della “pietas” virgiliana per riprendere l'antico concetto latino, è una caratteristica distintiva di questi signori della storia, di questi aspiranti o effettivi vincitori, che, per tornare a Trump al suo discorso, vogliono essere i primi, e così suscitare negli altri popoli l'invidia: “Saremo l’invidia di ogni nazione nel mondo”. Vogliono primeggiare, schiacciare, rendere tutti vassalli: “Metterò l’America al primo posto”. Mirano e vogliono ottenere “una nuova entusiasmante èra di successo nazionale”, laddove è chiaro che il successo di alcuni, nella storia, è necessariamente l’insuccesso e la sottomissione di altri. 

Così, da sempre, si formano le dominazioni, da quelle di una tribù su un’altra tribù, ai regni, agli imperi. È qualcosa di molto primitivo, di molto ancestrale, radicato fin nella preistoria di homo sapiens che, ovunque arrivasse, sottometteva altri ominidi e altri animali fino a portarne parecchi all’estinzione. È la più totale e sfacciata volontà di potenza. È la benzina della storia, il carburante dei vincitori. L’uomo bianco ne ha sempre fatto il pieno per infilzare il suo vessillo vittorioso su tutto e su tutti. E la Bibbia, da sempre, è stato un pozzo petrolifero fecondissimo per estrarre questo carburante. Lo continua a essere. Del resto, che dietro Trump vi sia la destra evangelica, tutta Bibbia, petrolio e industrie delle armi, lo sanno tutti. 

Da grande aspirante a rivestire il ruolo messianico di invincibile Unto del Signore, dopo aver ricordato di essere scampato all’attentato che lo ferì all’orecchio, Trump ha continuato: “Sentivo allora, e credo ancora di più adesso, che la mia vita è stata salvata per un motivo”. Quale? Impossibile dubitare quale sarebbe stata la risposta: “Sono stato salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande”. Il Dio biblico gli ha salvato la vita per affidargli la missione di far trionfare la sua patria. E Dio e patria, è noto, sono la coppia vincente della Bibbia e della sua religione nazionale, concepita e disegnata su misura per il “popolo eletto” che trionfa, guidato dal “Dio degli eserciti, sulle altre popolazioni. 

Poco più avanti Trump ha affermato: “Non dimenticheremo il nostro Dio”. No, è chiaro, non lo possono dimenticare, perché il loro Dio è il loro Io, il loro Noi, “Gott mit uns”, “Dio con noi”, come stava scritto sui cinturoni dei soldati del Terzo Reich, e prima ancora su quelli dei monaci teutonici durante il medioevo, e come prima ancora aveva dichiarato il salmo biblico: “Il Signore degli eserciti è con noi” (Salmo 46,8, traduzione della Bibbia ebraica a cura di Rav Dario Disegni). Di per sé non è per nulla sbagliato sentire di avere Dio con sé; anzi, questo sentimento profondo e quieto di confidenza è il senso genuino della vera religiosità, quello che si sperimenta quando un essere umano percepisce di non essere solo, di non essere nelle mani del caso, di non provenire dal nulla per ritornare nel nulla, ma di essere sorretto da una ben più luminosa realtà e di aver parte a una Santa Intelligenza che dal caos informe del buio cosmico sa suscitare la vita, l’intelligenza, l’amore. Ma è fin troppo chiaro che chi vive autenticamente questa esperienza spirituale è ben lungi dal considerare Dio come il proprio Dio personale, o peggio nazionale, come una potenza al proprio fianco per dominare e schiacciare gli altri popoli suscitando in loro l’invidia per il proprio successo. Naturalmente anche di questa genuina religiosità la Bibbia dà ampia testimonianza, come per esempio nel bellissimo salmo 131 che dice: “Il mio cuore non si è insuperbito né i miei occhi guardano in alto con alterigia, né io ho cercato cose più grandi”. Non esattamente il ritratto di Donald Trump. Continua il salmo: “Ho considerato la mia persona e l’ho resa uguale a quella di un bambino”. Qui non si cerca la grandezza, si aspira alla mitezza.

La Bibbia è ambigua, com’è ambigua la vita. Lo afferma essa stessa: “Una volta ha parlato Iddio, due volte ho udito la Sua parola: che la forza appartiene a Dio, e che a te, o Signore mio, appartiene la bontà” (salmo 62,12-13). Ci sono coloro che giurano sulla Bibbia e dicono di credere in Dio perché il loro Dio è la forza. E ci sono coloro che, magari non giurando su nulla come insegnò Gesù nel discorso della montagna (“ma io vi dico: non giurate affatto… sia invece il vostro parlare sì sì, no no”), e magari non professando nessuna fede, coltivano il sommo ideale del bene e della giustizia e quindi sono automaticamente dalla parte del Dio della bontà. 

La realtà però è che il cristianesimo è sempre stato molto utile ai governanti, il primo imperatore a capirlo in Occidente è stato Costantino, l'ultimo Donald Trump. Ma può essere altrimenti? O per governare effettivamente questa nave di folli che è la storia dell'umanità occorre esattamente avere in una mano il libro sacro per sedurre la mente e nell'altro la spada per tenere a bada i corpi, come dice il salmo? Ecco le sue terribili parole: “L’esaltazione di Dio esce dalla loro gola e nelle loro mani c’è una spada a due tagli, per far vendetta dei popoli” (Salmo 149,6-7). 

Ieri Donald Trump, giurando sulla Bibbia di Lincoln e su quella della sua famiglia, dopo aver partecipato alla messa la mattina presto, con il suo discorso di insediamento non ha fatto che ribadire qual è il suo Dio: il Dio della forza e della potenza che si impone per far vendetta degli altri popoli (compresa la geografia cambiando il nome al Golfo del Messico). Qualcosa, come ho detto, di molto primitivo. La storia, fa un po’ paura constatarlo, è proprio tornata indietro. 



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