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Marinella Perroni «La scelta del Papa. Prefetto o Prefetta? No, non è quello che conta»

mercoledì 8 gennaio 2025


La Prefetto di un Dicastero vaticano? Una Prefetta? Una donna Prefetto? Ce n’è per fare felici tutti quelli che vedono nel tormentone della cosiddetta ideologia Woke o, più semplicemente, nell’attenzione alle diversità e alle minoranze, la chiave di lettura di un tempo come il nostro per il quale “in principio era il linguaggio”. E si sa che, come ci dicevano i nostri nonni e titola una bella trasmissione radiofonica, la lingua batte dove il dente duole, e il dente ormai da più di un secolo duole su questo lungo e faticoso processo di superamento della gerarchia tra i sessi e dell’accesso delle donne a tutti gli ambiti del sapere e del potere. Il linguaggio, d’altro canto, non è mai anonimo, soprattutto non è mai innocente, e aver nominato una donna al vertice di un Dicastero vaticano significa tante cose, innesca tante reazioni, provoca tanti contraccolpi. Non credo di star prendendo troppo alla larga il fatto che Papa Francesco abbia messo a capo del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica una donna, la religiosa Simona Brambilla delle missionarie della Consolata, e che addirittura le abbia assegnato come sottoposto un cardinale, perché al di là del fatto in sé o della persona in sé entrano in gioco tante cose. 

Prima di tutto un Papa di fronte al quale noi continuiamo a stupirci come se mettesse in campo effetti speciali ma che, invece, altro non fa se non portare avanti un suo preciso programma di rinnovamento della chiesa, se non del suo ordinamento ministeriale, almeno del suo apparato amministrativo. Lo ha detto e ripetuto tante volte: progressivamente, alle donne vanno aperti spazi di partecipazione nella chiesa e anche spazi di gestione dell’autorità. C’è chi dice che a governare la chiesa possono essere solo i ministri ordinati. È vero, ma è anche vero che si arriva a cambiare le leggi solo dopo un tempo di buone pratiche. Questo, d’altra parte, è il crinale di ambiguità sul quale Francesco accetta di muoversi con intraprendenza e, insieme, con prudenza, consapevole di ciò che non può fare, ma anche di cosa bisogna cominciare a fare. 

La vita consacrata è uno degli ambiti più delicati della vita della Chiesa, come lo è la foresta amazzonica per il pianeta, grande riserva di energie e di esperienza, ma anche infragilimento e fatica. Il declino sembra incessante e, troppo spesso, la difficoltà a trovare i “bandoli delle matasse” per arrivare a governare un quotidiano sempre più pesante e nello stesso tempo lanciare il cuore oltre l’ostacolo richiede una forza non sempre possibile. Suor Brambilla è stata chiamata al centro da poco più di un anno, dato che è stata nominata segretaria dello stesso Dicastero alla fine del 2023, ma viene dalle periferie, dato che è stata missionaria in Mozambico. Un curriculum, il suo, che coincide perfettamente con il progetto di Chiesa che Francesco ha detto di avere nella mente e nel cuore fin dall’inizio del suo pontificato: l’ospedale da campo, e suor Simona è infermiera; le periferie, e il Mozambico è una delle tante periferie che fanno dell’Africa post-coloniale la grande sfida che questo secolo lancia al mondo, alle religioni e alle chiese; ha quella dose di esperienza del centro che basta per averne intravvisto potenzialità e limiti. 
Insomma: Prefetto o Prefetta? Stando ai messaggi che ho ricevuto in queste ultime ore, la decisione la prende poi il correttore automatico che, arbitrariamente, si arroga il diritto di modificare in “perfetta”. Suor Brambilla certamente non lo sarà, perché nessuno lo è mai. Può contare però sul sostegno di tante e tante donne. Non solo di quelle che, sempre più numerose, occupano posti di vertice nella Curia romana, ma anche di tutte quelle che vedono in questa la conferma che, lentamente ma efficacemente, si va realizzando quanto loro sperano già da un po’: la storia ci darà ragione. Anche nella Chiesa.



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