Enzo Bianchi "Il mistero del giusto condannato"
Il male spesso sembra prevalere, ma viene vinto dalla giustizia disarmata , che non risponde con la violenza alla violenza. E’ l’insegnamento di Gesù.
Nelle nostre vite ci sono periodi e ore di gioia, di successo, di pienezza di vita. Anche Gesù, che era uomo in tutto come noi, umanissimo, le ha vissute e le ha gustate. Quel giorno dell’ingresso in Gerusalemme, attorniato dalla sua comunità festante, mentre su un mansueto e umile asino Gesù si avvicinava alla città santa, acclamato come figlio di David, Unto del Signore, deve aver provato tale ebbrezza.
Finalmente riconosciuto! Eppure Gesù non si illude: chi gridava “gloria” presto lo abbandonerà e lo giudicherà degno di condanna, persona nociva per la religione e la società. Com’è stato possibile un tale tradimento? Com’è possibile che chi era giudicato “buono” sia stato condannato come malvagio? Eppure è avvenuto e c’è una sola spiegazione: “In un mondo ingiusto il giusto prima o poi deve soffrire molte cose, deve essere condannato, deve essere perseguitato e a volte messo a morte!” (cf. Sap 2, 12-22). È avvenuto per Gesù, è avvenuto per tanti giusti del Signore di essere perseguitati e condannati: profeti, giusti, martiri… Dio non voleva la morte di Gesù e neppure Gesù desiderava morire in croce, ma il prezzo che il giusto deve pagare in questo mondo è proprio la morte, la condanna, deve fare la fine dei malfattori. È così che il giusto compie la volontà di Dio: non si vendica, non reca offesa ma anzi perdona, intercede per i suoi persecutori.
È grande il mistero del male: sembra vincere, sembra sopraffare i giusti e invece è vinto dalla giustizia disarmata, quella di Gesù, il Figlio di Dio.
Il cammino pasquale è proprio questo: avere gli atteggiamenti di Dio anche di fronte ai nemici, sempre, e perdonare.
