Enzo Bianchi "Affinché l’orrore non si ripeta"

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La Repubblica - 11 ottobre 2021
per gentile concessione dell’autore.

Nella sapienza popolare sovente ascoltiamo: “Chi fa l’angelo fa la bestia!”. Sentenza un po’ enigmatica che vuole metterci in guardia da una certa ingenuità, un preteso angelismo che impedisce di vedere la bestialità nel nostro quotidiano. È a causa anche di questo angelismo dominante che nella chiesa non si supponevano così estese le piaghe della pedofilia e degli abusi sessuali oggi confessati anche dai vescovi francesi. Così è venuta meno la visione idillica dell’istituzione ecclesiale e questo orribile delitto ha suscitato una reazione di rigetto nei confronti di figure e istituzioni ecclesiali che raccoglievano fiducia e gratitudine. 
In verità, le debolezze e i peccati che a volte sono delitti, risultano da sempre presenti nella vita cristiana e non basta una tonaca, un saio o un camice per essere esenti da tentazioni e cadute. Ma va riconosciuto che sono mancati la prudenza, il discernimento, il coraggio, il senso della giustizia e che per lungo tempo si è minimizzato e colpevolmente coperto ciò che è un delitto contro la persona. Dopo l’indignazione e la condanna, bisogna interrogarsi sulle cause che hanno favorito il fenomeno: l’ambiente chiuso monosessuato, la sacralizzazione della figura del prete, il clericalismo, l’autoritarismo, la mancanza di formazione all’alterità, una devozione sovente ossessionata dal falso mito dell’adolescenza e dell’infanzia. 
Nella mia vita ho seguito in un tragitto di presa di coscienza alcuni presbiteri che avevano avuto un comportamento pedofilo e ho ascoltato le vittime degli abusi con fatica e dolore, giungendo a costatare che era in loro presente una patologia che li portava a devastare la vita degli altri e la propria. Ho riconosciuto che erano malati da curare e che nella società civile erano colpevoli da rendere inermi e rieducare con la pena prevista dalle leggi. Al tempo stesso, nella chiesa queste persone dovevano essere dimesse dai loro compiti, ma mai abbandonate e ritenute dei peccatori sui quali sempre invocare la misericordia. 
L’espressione “tolleranza zero!” nella vita ecclesiale risulta evangelicamente insipiente e contradditoria a quel messaggio di misericordia che papa Francesco ripete. Comunque mi rattrista che come oggi nella chiesa si soffra e si denunci doverosamente lo scandalo della pedofilia, non si soffra allo stesso modo per lo scandalo in Canada: migliaia di bambini indigeni strappati dalle loro famiglie, maltrattati, fatti morire e seppelliti in fosse comuni da religiosi, suore, missionari succubi delle politiche colonialistiche, privi di ogni umanità e dimentichi del Vangelo: in questo comportamento non c’era patologia ma odio razziale, malvagità, esercizio di oppressione. Gli scandali che emergono devono non solo farci sentire vergogna, non solo chiedere perdono ma interpellarci su quel “sistema” che ha creato e permesso nella chiesa quelle atrocità, al fine di impedire che l’orrore si ripeta ancora.
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