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Rosanna Virgili "Gesù insegna, il Papa obbedisce"




Gesù insegna, il Papa obbedisce. Scandalosa lezione d'amore


La sera dell’ultima cena Gesù ebbe un’idea bizzarra: lavare i piedi agli apostoli. Nudo e munito solo di un grembiule, Gesù si abbassò sino a terra, per essere all’altezza dei piedi dei discepoli. C’erano tutti, anche Giuda. Inammissibile per il rude e riverente cuore di Pietro, l’accettare un simile gesto. Capirlo, innanzitutto. Pietro è geloso di un Maestro che è capo, Messia, il Figlio di Dio e non può curvarsi sui piedi impuri di un pescatore di Cafarnao.

Perché? Cosa non accettava Simone? Innanzitutto l’inchinarsi di Gesù. Proprio Lui che aveva detto: “Il Signore tuo Dio adorerai” quando Satana lo tentava, promettendogli il mondo, in cambio di un semplice inchino (Lc 4,8). E come poteva essere che Lui, che era Dio, si inchinasse, ora, ai piedi dell’ultimo mortale? Quel Suo lavare i piedi degli apostoli gli pareva un mestiere troppo prosaico. Da schiavi, non da uomini liberi. Anche gli antichi princìpi greci, dinanzi ai pur sacri doveri dell’ospitalità, adibivano un servo – più spesso un’ancella – al bagno dell’ospite.

Un terzo motivo potrebbe essere quello puramente estetico: non è bello vedere un capotavola, com’era Gesù in quella cena, alzarsi e lavare i piedi a tutti i commensali! Persone semplici e sospette; gente nota, ma anche inaffidabile, come lui che, di lì a poco, lo avrebbe per tre volte rinnegato. Ed ecco, allora, apparire una ragione più profonda: Pietro non accettava un Messia rovesciato, un Dio minore, un Docente accovacciato come fosse un discente, un Signore supplice, un Re–Servo. Rifiutava l’ombra della divina vergogna della Croce. E, fors’anche, che, in seguito, anche a lui toccasse fare altrettanto.

Ma come mai Gesù compie questo gesto tanto inusuale che il Vangelo di Giovanni rende essenziale nella sua Ultima Cena? Proviamo a fare un’anamnesi: qualche giorno prima Gesù aveva fruito di un simile gesto da parte di Maria di Betania. Ella aveva versato sui piedi del Signore un vaso d’olio di nardo pregiato, stimato ben trecento denari. E anche lì ci fu qualcuno che si scandalizzò: questi era Giuda che, infatti, vendette il cadavere del Signore per soli trenta denari. Da quella donna Gesù aveva avuto una straordinaria lezione d’amore. Un’altra volta il Rabbi aveva goduto di una lavanda di baci; era in casa di un Fariseo che – ironia della sorte! – si chiamava anch’egli Simone. Una prostituta, seduta a terra, usava le sue lacrime come acqua di abluzione per i piedi del Maestro che poi asciugava con i suoi capelli. Dinanzi allo scandalo del Fariseo, Gesù aveva spiegato: «Molto le sarà perdonato, perché ha molto amato» (Lc 7,47). E Lui che, nella sua ultima settimana al mondo, dopo aver amato i suoi, voleva amarli «sino alla fine» (Gv 13,1) volle farlo cominciando dai piedi. «Non mi laverai i piedi in eterno», dice Pietro; «se non ti laverò non avrai parte con me», replica paziente Gesù, con parole, in verità, sibilline. Ma che Pietro, in uno dei suoi imprevedibili picchi di genialità, capisce al volo, riparando in un repentino: «Signore, allora non solo i piedi, ma anche le mani e il capo» (Gv 13,8–9). Quello che ha fatto papa Francesco di baciare i piedi dei due potenti leader del Sud del Sudan è molto più che un gesto di umiltà e il contrario di un’umana umiliazione. È una ubbidienza all’invito di Gesù: «Come io ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» e una pagina di quelle lezioni d’amore che Gesù continua a dare alla Chiesa e all’umanità. «Svuotò sé stesso» – dice Paolo: ogni bacio ai piedi è una goccia di Pace che, dalla fronte e dalle labbra del Signore va a sciogliere le rughe delle estremità ferite e spaccate della terra.

La Domenica delle Palme un Messia ancora capace di scandalizzare entra in Gerusalemme: portatore di gioia e non di potere, inerme e sorridente, non dietro a squilli bellici di trombe; umile e alto, rapito d’amore per la santa città. Cavalca un asinello, che, certamente, capisce più di noi di che pasta sia fatto questo figlio di David.

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