Rosanna Virgili 'La Bibbia disarmata'
È vero, c’è una Bibbia che invita ad armarsi. Ma c’è anche una Bibbia
“disarmata e disarmante”. E ai credenti, a chi la legge e ne osserva la Parola, è
dovuto conoscerla e pubblicamente diffonderla: “quello che ascoltate all'orecchio
voi annunciatelo dalle terrazze” raccomanda il Maestro (Mt 10,27). Ma accade che
non si faccia abbastanza. Che troppo pochi siano i cristiani che lo fanno. Sui
tetti dei potentissimi mezzi di comunicazione – ad “annunciare” i versetti
della Bibbia sono in specie voci che li usano per fare propaganda, che li
riducono in slogan dei partiti da cui sono foraggiati, e non certo per timor di
Dio.
Se fossero davvero interessati a riferire quanto dice la Bibbia dovrebbero,
prima, conoscerla nel suo insieme. Dovrebbero capire i suoi linguaggi,
comprendere – sotto le forme espressive e letterarie antiche – il messaggio
per l’oggi. Capita, invece, il contrario: che si vada a cercare dei versetti biblici
per supportare quanto oggi si pretende di imporre. E l’uso in tal senso che
più addolora e scandalizza è quello di fare della Bibbia un’arma “divina” per
la guerra, le uccisioni, la violenza, la sopraffazione. Raggiungendo livelli
raccapriccianti di bestemmia contro l’umanità, la terra e il Creatore.
“Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato chi
afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra”. Questi versetti del Salmo 137
(vv.8-9) son risuonati pochi giorni fa sulla bocca di un gruppo di soldati
dell’esercito di Israele che andava ad uccidere i bambini a Gaza. Hanno
intonato, così, dei versi che gli esuli ebrei gridavano tra le lacrime nella
cattività di Babilonia dov’erano stati condotti col potere di un potentissimo
esercito. Il re Nabucodonosor aveva distrutto il Tempio e tutta la città di
Gerusalemme e aveva strappato gli ebrei alla loro terra per deportarli e
sottometterli alle umiliazioni dell’esilio. “Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci
avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: "Cantateci canti di Sion!". Come cantare
i canti del Signore in terra straniera?” (Sal 137,3-4). Una situazione diametralmente
opposta è quella dei giovani soldati ebrei che oggi spianano i fucili sugli inermi
palestinesi, libanesi, volontari della Flottilla o i loro stessi fratelli ultraortodossi.
Ci chiediamo allora che senso abbia per questi soldati ebrei recitare nell’attuale
contingenza questi versetti e farli propri. Perché intonare il Salmo 137 quando il
governo che servono come militari è paragonabile a quello che allora era di
Babilonia? La rabbia che anima i versetti in questione, infatti, dovrebbe scorrere tra
i civili innocenti di Gaza e non tra i novelli soldati di Nabucodonosor…La Bibbia,
pertanto, non può essere letta e recitata in maniera così astratta ma occorre prima
chiedersi: “Che cosa sta scritto? Come leggi?” (Lc 10,26). Prima di proclamare ciò che è
scritto, infatti, è necessario farne la debita lettura e darne l’onesta interpretazione.
Altrimenti si profana il senso sacro delle sue parole. E si rischia, inoltre, di cadere in
contraddizione.
Poiché se il Salmo 137 invita alla vendetta contro i Babilonesi - meglio se
consumata sui loro bambini (innocenti) - il profeta Geremia dice il contrario e
invita gli ebrei esiliati a restare nel paese dove son stati deportati! “Queste sono le
parole della lettera che il profeta Geremia mandò da Gerusalemme al resto degli anziani in
esilio, ai sacerdoti, ai profeti e a tutto il popolo che Nabucodònosor aveva deportato da
Gerusalemme a Babilonia (…) diceva: "Così dice il Signore degli eserciti, Dio d'Israele, a
tutti gli esuli che ho fatto deportare da Gerusalemme a Babilonia: Costruite case e
abitatele, piantate orti e mangiatene i frutti; prendete moglie e mettete al mondo figli e figlie,
scegliete mogli per i figli e maritate le figlie, e costoro abbiano figlie e figli. Lì moltiplicatevi e
non diminuite. Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare, e pregate per esso
il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro” (Ger 29,1-7). Quella stessa
Babilonia che nel Salmo 137 è oggetto di odio e di orrendi progetti di
vendetta è, al contrario, il luogo – ancorché di dolore - dove Dio offre a
Israele l’occasione di rinascere, di moltiplicare i suoi figli unendosi e
diventando un solo popolo con quello dei “nemici”. Con l’amicizia, il rispetto
e la fiducia Israele vincerà la paura e non si chiuderà né si armerà per fare agli
altri, a sua volta, paura; solo in questo modo sopravviverà e collaborerà ad un
mondo di giustizia e di fratellanza.
Proprio nei giorni in cui in Italia si festeggiava la Repubblica – intorno al
due giugno – l’esercito di Israele violava ulteriormente i confini del Libano
meridionale e issava la sua bandiera sul castello di Beaufort. Mentre l’Europa
non reagiva affatto, né approvando né condannando. Come ha fatto e
continua a fare per la strage di un popolo e della sua terra a Gaza. E quella
Europa che si dice cristiana non si preoccupa di sapere se è lecito che tutto
ciò sia supportato dalla Bibbia. I Paesi europei non custodiscono né il diritto
(laico) internazionale né quello che per loro - credenti cristiani - è la parola di
Dio. Gente come noi che a Natale va in chiesa e festeggia con immensi
cenoni e ricchi regali la nascita di Gesù non sa o non ricorda che quel piccino
scampò, appena nato, a un genocidio. Il re Erode – usurpatore del trono di
Giuda – fece uccidere, infatti, tutti i bambini ebrei di Betlemme, da due anni
in giù. Ma chi pensa a questo? Non ci pensano i soldati israeliani perché il
testo della strage degli innocenti è in un Vangelo e non fa parte del canone
della Bibbia ebraica. Ma non ci pensiamo forse troppo nemmeno noi che,
invece, abbiamo questo testo come “ingresso” obbligato per inoltrarci nel
Vangelo stesso (cf. Mt 2,16). E i cittadini italiani in gran parte cattolici
ricordano l’avvento della Repubblica con l’ostentazione delle forze armate.
Sarebbe il caso, invece, che al loro posto, ci fosse l’ostensione di tutte le
vittime dei regimi tirannici, i volti sfigurati degli innocenti violati e, in mezzo a
loro, anche le pagine stracciate e vilipese della Parola di Dio dove la parola
della pace continua, ciò nonostante, a resistere.
